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Italia-Corea del Nord 0-1: il pronostico ribaltato che eliminò gli azzurri dai Mondiali inglesi del ’66

Aggiornato il 20 Maggio 2026 da Redazione Scommesse

I Mondiali di calcio rappresentano l’evento planetario per antonomasia, in cui si mescolano culture distanti, lingue profondamente diverse e abitudini singolari, condensate in appena un mese. La nazione che prende in carica la massima rassegna calcistica si colora a festa, le città vengono invase da cittadini di tutto il mondo e gli stadi diventano catalizzatori del più grande spettacolo sportivo. Con tutte queste premesse prende vita il Mondiale del 1966, voluto fortemente dall’Inghilterra.

La preparazione tra le polemiche degli Azzurri

Sono 16 le nazionali partecipanti, divise in quattro gironi da altrettante squadre, fra cui, ovviamente, l’Italia. La nazionale allenata dall’allora tecnico Edmondo Fabbri viene inserita nel gruppo 4 insieme al Cile, all’URSS e alla sorpresa Corea del Nord. Gli Azzurri, forti dei due Mondiali vinti negli anni ’30 e potendo contare su un bacino di calciatori di assoluto valore, partono come favoriti del girone e anche per il titolo finale insieme al Brasile e alla Germania Ovest.

Il percorso pre-Mondiale sembra confermare l’alone di positività che si respirava intorno alla Nazionale. Infatti, l’Italia strapazza tutte le avversarie che incontra sul proprio percorso di preparazione, battendo l’Argentina 3-0, il Messico 5-0 e la Bulgaria 6-0. Giovanni Lodetti, centrocampista del Milan, raccontò successivamente che lui e i compagni, spinti dal CT, diedero più del 100% in quelle amichevoli finendo per arrivare esausti, dal punto di vista fisico, all’inizio della manifestazione. Il Commissario Tecnico Fabbri, uomo rigido, spigoloso e d’altri tempi, stilò le convocazioni e, a sorpresa, tagliò fuori il blocco Inter formato da Sarti, Corso e Picchi facendo esplodere le polemiche sulla stampa e, in particolar modo, da Gianni Brera che definì l’allenatore “un arguto pretino“.

Una delle tante leggende metropolitane, mai confermate, voleva che nel 1962 Edmondo Fabbri fosse vicino a diventare tecnico dell’Inter ma, il compianto Presidente Angelo Moratti optò per Helenio Herrera, condottiero della squadra meneghina capace di conquistare due Coppe dei Campioni consecutive nel 1964 e 1965. Come se non bastasse, Gigi Riva, miglior giocatore italiano insieme a Gianni Rivera del tempo, viene convocato soltanto per onor di firma ma, di fatto, fu impossibilitato a giocare.

L’esordio dell’Italia e la sconfitta contro l’URSS

In questo clima, tutt’altro che disteso, l’Italia fa il suo debutto a Sunderland, contro il Cile. A quattro anni di distanza dalla “battaglia di Santiago” in cui gli azzurri persero contro i sudamericani, padroni di casa, 2-0. Tutti i favori del pronostico sono dalla parte della Nazionale, soprattutto perché il Cile è una squadra molto modesta e senza la spinta del proprio pubblico. La partita inizia subito in discesa, dopo appena due minuti la sblocca Sandro Mazzola e, nel finale, la chiude Paolo Barison, in forza alla Roma. Al netto del risultato positivo, la partita non è stata delle migliori. Rivera e compagni inaugurano, comunque, il torneo con una vittoria e 2 punti in classifica.

L’avversaria della seconda giornata è l’URSS. Una squadra discreta il cui punto forte è rappresentato dal portiere Lev Yashin, ancora oggi l’unico giocatore non di movimento ad aver mai vinto un Pallone d’Oro. La sorpresa più roboante della partita è l’esclusione di Gianni Rivera dall’undici titolare. Fabbri ha deciso di panchinare il Golden Boy a causa di un pessimo stato di forma mostrato nella gara d’esordio ma, soprattutto, per farlo riposare in vista dei quarti di finale, dati per certi dal CT ma non ancora raggiunti. L’errore di sottovalutazione degli avversari, per gli Azzurri, sarà una costante di questo Mondiale inglese. Al Roker Park di Sunderland il primo tempo è una vera battaglia. I contrasti sono durissimi, il gioco è molto spezzettato e prevale l’equilibrio. All’inizio della ripresa, esattamente al cinquantasettesimo minuto, l’URSS trova la rete decisiva con l’attaccante Igor Chislenko. Dal gol subìto, l’Italia non riesce a reagire e incassa una dolorosa ma non ancora decisiva sconfitta. La posizione del CT si complica, non è benvisto da alcuni dirigenti della FIGC e deve fare i conti con il brutto infortunio capitato a Tarcisio Burgnich.

Il pronostico ribaltato di Italia-Corea del Nord

Ad attendere l’Italia nell’ultimo turno, in una sfida da dentro o fuori, è la sorpresa del torneo Corea del Nord. I nordcoreani sono anche l’unica selezione a rappresentare l’intero continente asiatico grazie a due super vittorie contro l’Australia negli spareggi, rifilando ben 9 reti alla squadra oceanica. L’allenatore dei Socceroos, dopo la pesante umiliazione, disse che se i coreani si fossero presentati con la stessa disciplina, determinazione e organizzazione tattica in Inghilterra avrebbero sorpreso il mondo. Ferruccio Valcareggi, che da lì a poco avrebbe preso in mano le redini della nazionale subentrando a Fabbri, ricopriva il ruolo di viceallenatore.

Il CT, allora, lo manda a visionare l’allenamento dei coreani per saperne di più su una nazionale pressoché sconosciuta e Valcareggi la definisce, in modo tutt’altro che simpatico, “una squadra di ridolini“. A mettere il carico da novanta ci pensa anche la stampa, sicura che l’Italia asfalterà dei dilettanti allo sbaraglio. La spedizione coreana viene fatta alloggiare a Middlesbrough, non proprio una città che si distingue per la propria vita mondana. Gli abitanti del posto, però, si affezionano ai calciatori asiatici a tal punto di seguirli a Liverpool in occasione dei quarti di finale contro il Portogallo di Eusebio. Anni dopo, alcuni esponenti di quella nazionale coreana verranno invitati proprio a Middlesbrough in occasione delle riprese di un documentario chiamato “The game of their lives“, in cui racconteranno di essere stati accolti e trattati come eroi in Patria.

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Il 19 luglio 1966 ad Ayresome Park è il giorno della partita. L’Italia sa di essere infinitamente superiore e può anche permettersi di speculare, in virtù del fatto che anche con un pari la qualificazione ai quarti sarebbe matematica. Ricky Albertosi, portiere di quella nazionale, racconterà anni dopo che i calciatori coreani, per riscaldarsi, erano soliti entrare in campo con un pallone a testa, si posizionavano al centro del campo, lanciavano il pallone in aria eseguendo delle rovesciate spettacolari per affinare e migliorare lo stacco.

Agli occhi di Fabbri e di molti calciatori italiani, i coreani sembrano delle creature aliene, incapaci di capire il momento e il luogo in cui si trovano. La partita inizia in salita e l’episodio chiave avviene alla mezz’ora. Giacomo Bulgarelli, storico centrocampista del Bologna e capitano di quella nazionale, aveva preso un colpo durante la partita inaugurale contro il Cile e il dolore si riacutizza dopo pochi minuti di gioco. Fabbri è costretto a farlo uscire ma il calcio di allora non contempla le sostituzioni e, di conseguenza, l’Italia rimane con un calciatore in meno.

Pochi minuti dopo Gianni Rivera, tornato seppur a metà servizio dall’inizio, perde un brutto pallone, avvia il contropiede della Corea del Nord e a mettere la palla alle spalle di un incolpevole Albertosi è Pak Doo Ik, 1-0 per gli asiatici. L’Italia prova ad avere un sussulto d’orgoglio, sfiora la rete in varie occasioni ma la porta degli avversari sembra essere stregata. Finisce con la sconfitta degli Azzurri, la pesantissima eliminazione ai gironi per mano dei dilettanti della Nord Corea e una figuraccia a livello mondiale.

Il postpartita e i mesi seguenti l’umiliazione sono carichi di veleno. Al rientro negli spogliatoi dello stadio di Middlesbrough, Gigi Riva vede Edmondo Fabbri e alcuni dirigenti della FIGC organizzare i piani di fuga per tornare in Italia nell’indifferenza più totale. Si narra che Fabbri avesse chiesto ai suoi superiori di tornare, in un secondo momento, da solo ma questa possibilità gli fu negata. La nazionale atterrerà a Genova, a notte fonda, per scongiurare la rivolta che sarebbe sicuramente scoppiata a Milano e a Roma.

Al rientro in Patria, in realtà, sono diversi gli italiani ad attendere calciatori e staff, i quali ricevono pomodori, uova marce e parole non ripetibili. Fabbri, la cui carriera ad alti livelli finì quel pomeriggio di luglio inglese, passò le settimane successive cercando di giustificare l’ingiustificabile. Stilò un documento in cui sosteneva che ai propri giocatori furono somministrate delle fialette per indebolire la loro condizione fisica e mentale. Il motivo, secondo il Commissario Tecnico, era dovuto al fatto che il Capodelegazione Artemio Franchi, in combutta con massaggiatori e il medico della nazionale, volesse recare un danno attraverso le fialette contaminate facendo cadere la colpa sull’equipe medica. Lodetti racconterà che insieme a Salvadore, Bulgarelli, Rivera e Rosato firmarono, a Milano Marittima, quel documento, pentendosene subito dopo.

Si conclude così una delle pagine più buie della storia della Nazionale italiana di calcio, rea di aver approcciato male il Mondiale, sottovalutando gli avversari e credendo di poter vincere soltanto per le due stelle cucite sullo stemma e su una migliore tradizione calcistica. Dagli errori si impara, recita un vecchio saggio. Beh, vedendo l’ultimo decennio della nazionale non si direbbe.

La lettura Legacy Learning Hub

Un pronostico non è una certezza: è una fotografia prima del fischio d’inizio. La partita, però, è movimento. Cambiano ritmo, pressione, fiducia, spazi e percezione del rischio. Nel trading sportivo, imparare a leggere questi segnali è il primo passo per andare oltre il risultato e capire davvero l’evoluzione di un evento.

Il campo manda sempre segnali. Saperli leggere e anticipare è fondamentale per muoversi con lucidità all’interno dei mercati.

Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2026